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Giuseppe Fiorello

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    Perché hai creduto nel progetto "Il Sorteggio"?

    "Per l'originalità del punto di vista che caratterizza la storia ho scelto di interpretare il ruolo di Tonino. Mai prima d'ora si era trattato, né al cinema né alla televisione, un tema così delicato e importante affrontandolo dal punto di vista di un uomo comune, ovvero come vive e cosa subisce un uomo sorteggiato, in qualità di giudice popolare, al primo processo storico alle Brigate rosse.

    E' interessante affrontare la crescita e l'evoluzione del personaggio attraverso tre fasi emblematiche. All'inizio della storia Tonino è istintivo e ingenuo, diventa poi, gradualmente, prudente nel momento in cui conosce la paura fino a scoprire dentro di sé il coraggio e la determinazione. Ecco, questo è un punto di vista assolutamente inedito, se pensiamo che il periodo delle Brigate rosse, un momento da non dimenticare della storia italiana, è stato finora trattato dal punto di vista dello Stato o degli antagonisti, i brigatisti, ma mai dal punto di vista dell'uomo comune".

    Come hai costruito il personaggio di Tonino?

    "Raramente do un'impostazione tecnica al personaggio che interpreto, in quanto tendo a lavorare sul personaggio dal punto di vista emotivo. In questo caso mi sono chiesto cosa avrei fatto io al posto di Tonino e quali sarebbero state le mie reazioni in una situazione analoga. Ci sono aspetti del carattere di Tonino in cui ritrovo un po' me stesso come la prudenza, che si manifesta nella capacità di ponderare le scelte prima di intraprenderle. Tonino è un uomo istintivo e anche io lo sono, ma a differenza sua, io approfondisco di più gli aspetti delle cose quando mi trovo dinanzi a ciò che non conosco, e ancora, pur non essendo ingenuo, riconosco qualcosa di mio anche nella sua semplicità".

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